Durante le promozioni i negozi cambiano la disposizione della merce, quella deprezzata è disposta per genere, appollaiata in alto o stipata sui ripiani.
Su un tubo appendiabiti fatto per contenere 20 capi ce ne sono 50, in puro stile “ammucchiata selvaggia”.
Perché? È un problema di spazio? Un modo per risparmiare sull’ IMU?
Stessa cosa per i capi piegati sulle mensole.
Ho visto una signora che cercava la taglia XL, che era infondo alla fila, per trovarla ha dovuto spostare una quantità di S, M, L, così alta da fare invidia a Babilonia.
La poverina ha avuto il coraggio di sfilare una t-shirt dalla torre, con conseguente caduta di altre dieci, peggiorando la situazione nel tentativo di rimediare, mentre la commessa furiosa, imprecava tra sé e sé e la inceneriva con lo sguardo, al pensiero di dover piegare e sistemare tutto.
Risultato, durante le svendite ci sono più vestiti fuori posto e sul pavimento che sulle grucce.
Se non siete tra i fortunati che indossano la taglia S e possono prendere sempre il primo capo della fila, se non siete così temerari da avventurarvi tra gondole e ripiani in saldo, vi dirigerete scoraggiati e a mani vuote verso l’uscita, salvo notare davanti a voi lo stendino col cartello “nuova collezione”, nell’area del negozio, scampata all’uragano “saldi”, che è così ordinata, organizzata e spaziosa da sembrare un museo.
Una visione meravigliosa di capi estivi, colorati, bellissimi e soprattutto a prezzo pieno, esposti come i quadri al Louvre, con gli appendiabiti che sostengono solo 5-6 capi, per consentirci di prenderne comodamente uno.
Lì accanto troverete anche i porta abiti con gli “articoli continuativi”, che non sono mai soggetti a ribassi, perché sono “4 stagioni” come la pizza, o di colori basic, cioè grigio, blu e nero, come a dire che tutto ciò che vi consente di andare in giro senza sembrare Arlecchino non va mai in saldo.
La curatrice del museo, pardon, la commessa qui è simpatica e sorridente, forse perché non deve stare tutto il giorno a raccogliere, piegare e appendere quello che vi è caduto durante il rocambolesco tentativo di trovare la M della camicia blu.
Cari Visual Merchandiser, meravigliosi esperti professionisti al nostro servizio, (“una volta mio fratello mi disse che tutto ciò che viene prima della parola “ma” non conta niente”. Cit. Benjen, Game of Thrones) ma perché durante il periodo dei saldi, non lasciate la roba dov’è, sostituendo solo l’etichetta, invece di ribaltare tutto il negozio per far posto alla “nuova collezione”? Ma soprattutto, come può esserci una “nuova collezione estiva” il primo agosto?
Se non bastasse questo, andando in giro ho scoperto che in tanti, hanno riproposto in saldo, capi rimasti invenduti lo scorso inverno.
Pratica reiterata non tanto dai piccoli esercenti, quanto dalle catene di abbigliamento e dagli outlet.
È proprio vero che non ci sono più i saldi di una volta, quando a luglio c’era, scontato del 50%, il costume per le vacanze di agosto, non il cappotto.
Vorrebbero farci acquistare a metà prezzo, un brutto maglione di lana, che non abbiamo voluto durante le promozioni di gennaio, quando noi cerchiamo un paio di pantaloncini corti, scontati del 30%, che non troveremo mai, perché buttati apposta in mezzo ad altri 100, per farci acquistare a prezzo pieno la canottiera nera “continuativa” e la maglietta carina “nuova collezione”.
Questi geni del marketing sanno che stiamo per andare al mare, vogliamo un bikini fotonico, sandaletti e copricostume all’ultimo grido e contano sul fatto che cederemo e acquisteremo i nuovi capi.
Mi sorge il dubbio che le aziende, facciano apposta a produrre una pre-collezione estiva bruttina, che si venderà comunque e a fine stagione verrà spedita negli outlet.
Il cartello “Saldi” è solo uno specchietto per le allodole, entrate convinte di fare l’affare della vostra vita e uscite più povere per aver comprato la “nuova collezione” e gli “articoli continuativi”.

Amiche state attente e “si saldi chi può!”